Esci a fare due passi per andare a prendere un caffè.
Per strada incontri un vecchio amico che non vedevi da un po’.
Dopo i convenevoli di rito, vi soffermate a parlare del più e del meno. Figli, lavoro, progetti. Insomma, le solite cose sulle quali finisci per andare nelle conversazioni con chi non incontri da tempo.
Quando gli chiedi dov’è diretto in vacanza, lo vedi sospirare e risponderti che per quest’anno è tutto un rebus: scopri infatti che il tuo amico ha la fortuna di avere ancora la mamma, che però è molto anziana e richiede cure continue.
Di posti nelle strutture pubbliche nemmeno l’ombra e mandarla in una casa di riposo all’altezza è costosissimo.
Gli fai i migliori auguri e prosegui dritto verso il bar.
Dove arrivi, ti siedi, e mentre aspetti di gustare il tuo caffè non puoi fare a meno di origliare i tuoi dirimpettai di tavolino mentre parlano anche loro del più e del meno.
Ad un certo punto, uno alza un po’ il tono della voce e afferma all’altro: “Con quello che mi danno per la pensione di invalidità, anche venire qui al bar con te è diventato un lusso!”
Te la sto romanzando, e sebbene la cornice in cui ho incastrato questi aneddoti sia di pura fantasia, la sostanza delle situazioni che emergono è tremendamente concreta e reale.
Ed esprime un concetto molto semplice, del quale siamo ancora poco consapevoli.
Lo stato assistenziale, in Italia, non esiste più.
Ti assicuro che non c’è alcuna forzatura in questa affermazione, per quanto forte e categorica ti possa sembrare.
Ci sono soltanto le evidenze di cui è agevole prendere atto. Parlando con le persone che ci circondano e già vivono determinate situazioni, oppure dando uno sguardo ai dati.
Siccome ce ne sono tanti e capisco non sia facile orientarsi, provo a darti una mano.
Comincio con il chiarirti di che cosa ti sto parlando, così evitiamo fraintendimenti.
Con Stato assistenziale si fa riferimento all’insieme di prestazioni pubbliche previste a favore di quelle persone che si trovano in una situazione di indigenza, di difficoltà oggettiva.
Detto con parole diverse, l’ordinamento ritiene che le persone più fragili siano meritevoli di essere tutelate e supportate attraverso un aiuto.
Tra le tante situazioni di fragilità che possono presentarsi, oggi voglio parlarti degli eventi invalidanti e delle risposte che lo Stato è chiamato a dare a chi li subisce.
Due, nella fattispecie.
La prima, di natura economica. Denaro.
La seconda, di natura non economica. Servizi sociali e socio-sanitari.
La domanda sulla quale ti invito a riflettere è molto semplice: una persona che oggi si trova in situazioni di palese e oggettiva difficoltà, a quali prestazioni può accedere?
Che cosa gli riconosce lo Stato per vivere dignitosamente? Ne sei consapevole?
Andiamo con ordine e partiamo dalle prestazioni economiche.
A questo proposito, la legge prevede un groviglio di norme in cui districarsi è tutt’altro che banale, pertanto provo a semplificare.
Quando una persona è invalida e non riesce né a lavorare né a provvedere a sé stessa, lo Stato la ritiene meritevole di beneficiare di un assegno mensile che prescinde dalla sua storia professionale. Detto diversamente: se anche quella persona non avesse versato un euro di contributi, potrebbe ugualmente accedere a questa prestazione che, si dice, è di natura assistenziale.
Ciò significa che prescinde, appunto, da quanti contributi ha effettivamente versato.
In tal caso si parla di invalidità civile.
E questa prestazione prevede, nel 2025, un riconoscimento economico pari a 336 euro al mese.
Hai letto bene: 336 euro al mese.
Non solo: per ottenere questa somma occorre pure rispettare dei vincoli reddituali. Cosa significa? Che, se hai un piccolo appartamento messo in affitto o qualche risparmio che produce una rendita potresti non incassare nemmeno questa miseria.
Ma andiamo avanti, perché il malcapitato che subisce un evento invalidante potrebbe essere una persona che, negli anni, ha lavorato e versato contributi.
Anzi, questo è verosimilmente il caso più frequente.
Ebbene, per capire qui quanto lo Stato riconosce, il calcolo è più complesso: non si tratta infatti di una somma fissa, bensì di una prestazione proporzionale alla posizione contributiva.
Dipenderà dunque da quanti contributi sono stati accantonati e dall’età della persona.
Premesso dunque che ogni situazione è unica e va valutata caso per caso, qualche numero lo possiamo comunque dare: un lavoratore di mezza età, cinquantenne, che per 25 anni ha versato contributi alla gestione commercianti ed artigiani dell’INPS e che guadagna circa 40.000 euro lordi all’anno, in caso in evento altamente invalidante si vedrebbe riconosciuta una pensione di circa il 75% più bassa rispetto all’ultimo reddito.
In pratica non può più lavorare e prende un quarto di quanto prendeva prima.
È abbastanza, per prendere atto della questione?
Fin qui una rapida ma spero altrettanto significativa sintesi delle prestazioni economiche.
Ti ho però anticipato che gli aiuti del Welfare non si fermano qui.
O meglio, non si dovrebbero fermare qui.
Perché, oltre a un riconoscimento economico, allo Stato spetterebbe anche l’erogazione di servizi, in particolare quelli socio-sanitari, di assistenza e conforto alla persona.
Sto usando il condizionale perché, come avrai già intuito, spesso e volentieri queste prestazioni non ci sono o sono del tutto parziali e insufficienti.
Anche qui, qualche numero.
In Italia ci sono circa 4 milioni di Over 65 non autosufficienti.
Al settore pubblico, in particolare ai comuni, spetterebbe l’erogazione di specifici servizi.
Almeno tre.
I servizi residenziali, quindi strutture pubbliche nelle quali vivere: case di riposo, per intenderci.
I servizi semi-residenziali, consistenti in strutture diurne dove queste persone possano ricevere assistenza almeno durante il giorno, non potendovi pernottare.
E i servizi domiciliari, la cosiddetta “ADI” (assistenza domiciliare integrata), attraverso la quale la persona non autosufficiente può fruire presso la propria dimora abituale di un servizio professionale fatto di cure mediche, infermieristiche, riabilitative e via discorrendo.
Sai quante persone possono accedere oggi in Italia a questi servizi, ai quali avrebbero diritto? Lo dice una recente indagine condotta da Bocconi.
Ai servizi domiciliari accede il 22% degli aventi diritto. Il 78% resta fuori.
Ai servizi residenziali il 7%. Il 93% resta fuori.
Ai servizi semi-residenziali, praticamente nessuno: lo 0,5%. 199 su 200 aventi diritto restano fuori.
L’articolo 32 della Costituzione garantisce cure gratuite alle persone indigenti, eppure i dati descrivono una realtà molto diversa, sconfortante, complessa.
Che richiede di essere fronteggiata già oggi con risorse private, lì dove invece ci si aspetterebbe la presenza e l’impiego di risorse pubbliche.
Voglio fare un’ultima riflessione, prima di chiudere.
Sono appena usciti i nuovi dati ISTAT relativi alla situazione demografica dell’Italia nel 2024.
Nascite ai minimi di sempre e popolazione sempre più vecchia: oggi nel nostro Paese ci sono due Over 65 per ogni Under 15.
Di fronte all’ennesima conferma del declino demografico nel quale ci siamo incamminati, mi chiedo una cosa.
Se già oggi lo Stato sociale non arriva a tante persone che ne avrebbero bisogno, cosa mai è lecito attendersi nei prossimi anni quando il rapporto tra anziani e giovani sarà di tre a uno?
In che modo è possibile immaginare che la situazione non peggiori, a livello di prestazioni assistenziali?
Sono domande retoriche, dall’esito scontato. Già scritto.
Di fronte alle quali, tuttavia, facciamo finta di non vedere.
Sono certo che non sia così per te, che questa rivoluzione la vedi e la comprendi, solo che magari fai fatica a capire da che parte prenderla, con quali soluzioni è preferibile affrontarla.
Ebbene, ti svelo una grande notizia: puoi fare molto, e puoi farlo sin da ora.
Le soluzioni esistono.
Nell’arido deserto di un Welfare in perenne difficoltà, puoi trovare la tua oasi rigenerante.
Dipende solo da te. Dalla qualità delle tue decisioni e dal tempismo con cui le prenderai.
Per questo ho scritto questo articolo: per mettere al tuo servizio le competenze che ogni giorno affino, in un mondo che fa del cambiamento la sua costante e che non permette di affrontare questioni nuove con approcci vecchi, temi complessi con comportamenti approssimativi.
Se vuoi parlarne insieme, sono qui!
