I benefici dell’investimento.

Negli ultimi 2 decenni gli Stati Uniti sono stati il vero motore trainante delle Borse mondiali.

Secondo Warren Buffett: “My wealth has come from a combination of living in America, some lucky genes, and compound interest.”

(La mia ricchezza è venuta fuori da una combinazione tra vivere in America, alcuni geni fortunati e l’interesse composto).

Ma sarà sempre così?

Non lo sappiamo. Conosciamo, però, quello che è successo in passato.

Le opportunità di investimento internazionale stanno crescendo rapidamente negli ultimi anni, incoraggiate da mercati più aperti e dall’accelerazione delle Economie di molte Nazioni.

Un investitore che sceglie di ignorare le opportunità d’investimento al di fuori degli Stati Uniti, si perde una percentuale significativa delle opportunità del mercato azionario (ossia più della metà della capitalizzazione, nello specifico).

A gennaio 2020, la capitalizzazione totale del mercato azionario del mondo sviluppato era di 44,3 trilioni di dollari, con 16 trilioni di dollari che rappresentano la capitalizzazione del mercato azionario statunitense.

Se è vero che l’home bias nostrano fa male, non dobbiamo neanche soffermarci solo sull’America anche se, come sappiamo, al momento sono i protagonisti indiscussi.

Eppure, dobbiamo metterci in discussione, non dobbiamo rimanere ancorati al passato.

Il mio portafoglio speculativo, ad esempio, ha in pancia importanti aziende come Taiwan Semiconductor, Alibaba e Baidu.

Ma veniamo alla domanda che in stuzzica la curiosità:
considerate le asset class più importanti (ovvero i mercati finanziari di riferimento), qual è la performance ad oggi di un dollaro investito nel 1970?

  • 1 dollaro investito in azioni statunitensi a grande capitalizzazione50 anni fa oggi varrebbe 154 dollari
  • 1 dollaro investito in azioni internazionali 50 anni fa oggi varrebbe 86 dollari

E le altre? Quelle considerate “sicure”? Puoi vederlo qui, con i tuoi occhi.

Il grafico conferma quindi quello che già sappiamo, che ho più volte ripetuto in queste Newsletter.

Tuttavia, nell’orizzonte temporale in cui viene eseguita questa analisi (1970-2019) non è stato sempre così.

Le azioni internazionali hanno generalmente sovraperformato le azioni statunitensi a grande capitalizzazione dal 1970 alla fine degli anni ’90; un periodo di 20 anni.

Poi, negli anni più recenti, le azioni statunitensi invece hanno generalmente sovraperformato le azioni internazionali.

Per darti meglio l’idea, considera che un investimento di 1 dollaro a fine 1969:

  • sarebbe cresciuto fino a quasi 19 dollari entro la fine del 1995, per le azioni statunitensi a grande capitalizzazione
  • ma lo stesso dollaro, investito in azioni internazionali, sarebbe cresciuto fino a quasi 25 dollari.

Dal 1995 si è invertita la statistica:

  • un investimento di 1 dollaro a fine 1995 in azioni statunitensi a grande capitalizzazione sarebbe cresciuto a poco più di 8 dollari alla fine del 2019
  • lo stesso dollaro investito in azioni internazionali sarebbe cresciuto a poco meno di 3,5 dollari.

In questo grafico (ricavato dall’ultima edizione “Stocks, Bonds, Bills, and Inflation (SBBI®)”, pubblicata da CFA Istitute e Morningstar), potrai vedere la performance annuale composta delle azioni internazionali e delle azioni statunitensi.

Come ti ho detto prima, noterai che le azioni internazionali hanno sovraperformato in ciascuno dei periodi che vanno dal 1979 al 1994, poi cambio c’è stato un cambio di tendenza… Le azioni statunitensi hanno sovraperformato le azioni internazionali in 19 dei 25 periodi che vanno dal 1995 al 2019.

Non solo, ma a partire dal 2013, le azioni statunitensi hanno sovraperformato le azioni internazionali quasi del doppio.

Il concetto di “quanto ha reso?”, come sempre, è insignificante (e inopportuno oserei dire) senza tenere in considerazione anche la volatilità delle Asset Class.

Il prossimo grafico evidenzia questo; quanto si sono mossi i rendimenti nel periodo preso in esame?

Sebbene tutte le asset class abbiano rendimenti simili, le tre asset class internazionali mostrano una maggiore volatilità rispetto a quello americano.

Per completezza, tutti gli investimenti hanno picchi di alti e bassi drammatici (sono le code della distribuzione normale); tuttavia, un approccio a lungo termine agli investimenti può aiutare a ridurre il “dolore” della volatilità.

Secondo queste statistiche, quindi, chi ha investito in azioni statunitensi negli ultimi anni non ha sbagliato.

Tuttavia, del domani non v’è certezza, diceva Lorenzo dei Medici, già nel 1490.

Poiché è impossibile prevedere quali mercati saranno più performanti in un dato anno (e chiunque sostenga il contrario è un ciarlatano. Punto.), può essere molto utile essere investiti in un portafoglio diversificato in più Paesi.

L’anno scorso è stata una delle esperienze più estreme della storia moderna.

Ma né il mercato azionario né quello obbligazionario hanno dato importanza al lato umano.

Secondo una delle ultime ricerche di Barclays, né i rendimenti azionari né quelli obbligazionari dello scorso si presentano come veri valori anomali.

E lo stesso vale negli Stati Uniti. Sia le azioni che le obbligazioni hanno avuto un anno solido e positivo ben al di sopra della media.

Possiamo prenderlo come testimonianza della capacità del sistema finanziario di assimilare gli shock estremi momentanei, o come la prova dell’estremo effetto distorsivo della stampa di denaro da parte della Fed.

O possiamo considerare la somma di questi scenari, includendo la performance super positiva dei titoli tech (FAANG, in primis).

Ma il punto qual è?

Sono arrivato ad assistere, gestire ed acquisire la fiducia più di 400 tra persone, aziende e nuclei familiari nella mia professione.

Molti sono con me già dall’inizio, da quando ero praticamente un “bimbo”.

Ho pensato e scritto questa newsletter soprattutto per chi, tra nuovi e vecchi assistiti, avesse qualche remora.

Qual è il tema? Il rimpianto.

Abbiamo visto le statistiche e i dati sul perché da 20 anni è meglio investire sull’America, e ho risposto al perché la costruzione del portafoglio è esposto maggiormente lì.

Abbiamo visto però che non dobbiamo abbassare la guardia, gli USA non sono sempre stato il motore del Mondo e (probabilmente) non lo saranno più in futuro.

La cosa importante è non stare a guardare, non rimanere fuori. Non avere paura di far parte della grande Era di innovazioni e trasformazioni in cui stiamo vivendo.

La paura del rimpianto ci limita. Ci fa tentennare. Finiamo per rimanere al margine del mercato aspettando il “momento giusto”, che non ci faccia rimpiangere di aver investito.

Ma il momento magico non esiste!

L’approccio da seguire è molto semplice e si può riassumere pensando al bilanciere:

  1. Non rischiare dove non puoi permetterti di rischiare.
  2. Rischia (per raggiungere un rendimento) dove puoi permetterti di rischiare.

Solo così, con la corretta mentalità di lungo termine, la visione d’insieme e il mantenimento della strategia, si può ricercare il profi

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