Investire fuori dagli schemi… ha senso? (parte 1)

Close up of businesswoman typing e-mail for investor

Di gatte da pelare tra le mani ne abbiamo avute, ne abbiamo e ne avremo ancora tante. 

 

Pandemia, controlli e restrizioni sulla circolazione di capitali, beni e persone, crolli di mercato, inflazione, guerra, situazione politica in subbuglio e recessione. 

 

Più o meno i cittadini di qualunque Paese assorbono le notizie e subiscono le conseguenze di due o più di questi spiacevoli eventi (pandemia ed inflazione non hanno risparmiato nessuno). 

 

C’è una cosa che accomuna tutti questi eventi, ovvero il fatto di rappresentare fonti più o meno gravi di paura per chi ha “qualcosa da perdere”. Qualcosa come un reddito da lavoro o una propria impresa, qualcosa come una casa, qualcosa come un gruzzolo in banca. 

 

Più grande è quel “qualcosa” e più la paura rischia di prendere il sopravvento.

 

Qualche tempo fa, mi è capitato di parlare con un imprenditore, tuttora in attività e con un patrimonio (mobiliare e immobiliare) da milioni di euro. Una chiacchiera tira l’altra e finiamo inevitabilmente per parlare di economia e mercati. 

 

Quello che ho ascoltato e intuito dalle parole di questo imprenditore era un profondo stato di ansia e agitazione quando il discorso è caduto sulla protezione del proprio patrimonio. 

 

Non è di certo la prima “fase di crisi” che ha passato nella sua vita. Però, da imprenditore ultracinquantenne con un’importante fortuna accumulata e uno stile di vita alto spendente consolidato negli anni, quello che sembrava far fatica a trovare di questi tempi è “protezione” (o per meglio dire un senso di protezione). 

 

Ora, nella testa di molti frulla l’idea che per “proteggere” il proprio patrimonio in periodi turbolenti sia necessario mettere i propri soldi “off the grid”, letteralmente tradotto come “fuori dalla rete pubblica elettrica“. 

 

È un’espressione che in italiano suona un po’ strana, ma deriva dal concetto di “vivere off grid”, ovvero slacciarsi effettivamente dai servizi pubblici come l’acqua corrente, l’elettricità e da tutti quegli altri servizi che il comune/città/Stato fornisce ai cittadini.

 

In altre parole, significa vivere provvedendo in “autonomia” alle proprie esigenze della vita di tutti i giorni. Tipo generare l’elettricità con un pannello solare, avere un pozzo privato per l’acqua e riscaldarsi con una stufa a legna o bombole a gas.

Solar panel on a wooden house

E per quanto riguarda i soldi? 

 

Mettere i soldi “off the grid” significa in sostanza “far sparire” il proprio patrimonio dai tradizionali canali di raccolta (conti correnti, strumenti finanziari come azioni, ETF, fondi etc) e metterli fondamentalmente in oro fisico (o argento). 

 

Non posso parlare per chi vive in Usa, ma in Italia avere zero soldi sul conto corrente, zero investimenti finanziari e poi avere lingotti o monete d’oro NON significa essere “fuori dal sistema”. 

 

Secondo te in che modo si pagano decine o centinaia di migliaia di euro per comprare oro o argento? 

 

Ricorda che bonifici e assegni sono strumenti facilmente tracciabili.

 

Secondo te da chi si comprano i lingotti e le monete di oro e argento? 

 

Al di là delle fonti illegali (che non è affatto il caso di considerare), si tratta di intermediari dediti alla produzione o vendita di lingotti e monete che, figurarsi, devono aver ricevuto l’autorizzazione da nientedimeno che la Banca d’Italia. 

 

E poi dove si custodiscono questi preziosi? In casa come i nostri nonni che mettevano contanti e gioielli sotto il materasso? Oppure nella cassetta di sicurezza della propria banca o simili? 

 

La terza può sembrare la scelta più sensata e sicura, ma dobbiamo tenere a mente che anche le banche sono costrette a rispettare la legge e quindi, in caso di manovra veramente autoritaria da parte del governo (insomma, se scoppia un casino epocale), può tranquillamente confiscare le cassette che custodisce nelle proprie sedi. 

 

Insomma, mettere i propri soldi davvero “fuori dal sistema” è molto più complesso di quello che sembra e non è nemmeno una garanzia di “protezione”. 

 

Anche perché bisogna capire da cosa si cerca “protezione”. 

 

Dalle grinfie del governo/autorità? Abbiamo visto che non è così facile. 

Dal perdere soldi? Direi che rischio di furto, smarrimento e fluttuazione del prezzo di oro e argento bastano per rimanere comunque esposti al rischio di perdita.

Robber in balaclava stacking gold bullions in his hands

La verità è che una “protezione” a prova di bomba, da tutto e sempre deve ancora essere inventata. 

 

Molto interessante a proposito di protezione del patrimonio è un libro scritto da Burton Biggs, “Wealth, War and Wisdom” (Ricchezza, Guerra e Saggezza).

 

Ma di questo ne parliamo nella prossima Newsletter.

 

Alla prossima,

Francesco

 

Tabella dei Contenuti

Notizie più lette

Francesco Arnone