La pandemia e le sue conseguenze.

Non c’è ancora la parola fine, ma la luce in fondo al tunnel si fa sempre più vicina e intensa, tra vaccine e nuove cure.
Il desiderio di mettersi alle spalle questa esperienza deve andare a braccetto con la necessità di non dimenticare il conto che la pandemia ha presentato, sotto tanti punti di vista.
Per quello che attiene al nostro mondo, ci sono conseguenze demografiche importanti e stravolgenti che devono dar seguito a riflessioni e comportamenti, di tipo finanziario, di primaria importanza.
Vediamo ora, in maniera molto analitica, quale eredità ci troviamo ad affrontare, partendo dal fronte demografico.
CONSEGUENZE DEMOGRAFICHE

Cominciamo con qualche dato sulla base dei più recenti messi a disposizione dall’ISTAT:

  1. La popolazione è in calo ovunque, su tutto il territorio nazionale. I residenti sono 384 mila persone in meno rispetto all’anno precedente;
  2. Abbiamo un minimo di nascite e un massimo di decessi, rispettivamente 7 neonati e 13 morti ogni mille abitanti;
  3. Il tasso di fecondità totale (TFT) è al minimo dal 2003: solo 1,24 figli per donna;
  4. Il lockdown ha frenato sia i flussi migratori con l’estero (+79 mila) sia i trasferimenti interni di residenza tra comuni (-12%)
  5. La speranza di vita media alla nascita scende a 82 anni, con un calo di 1,2 anni rispetto al 2019.

Andando in profondità, si capisce quanto la pandemia abbia generato effetti su tutte le componenti del ricambio demografico: non solo sulla mortalità, ma anche sulla mobilità residenziale interna, sulle nascite, sulla nuzialità e sulla longevità.

In questo modo, il già precario contesto italiano subisce una ulteriore spallata: basti pensare al numero dei decessi, che ha raggiunto nel 2020 il livello di 746 mila unità (+18% rispetto al 2019), e al numero di neonati che si è fermato a 404 mila unità.

Ci troviamo quindi con un saldo naturale negativo (differenza tra nati e mortipari a 342 mila unità, che in una triste classifica è secondo solo al calo di 648 mila persone raggiunto nel 1918, durante la “spagnola”.

La popolazione complessiva, come dicevo prima, è diminuita ovunque nel Paese e sta rafforzando la tendenza in atto da ormai diversi anni.

Ovviamente l’incremento del rischio di mortalità ha portato al ribasso, per la prima volta dopo decenni, la speranza di vita attesa che scende a 82 anni, perdendo oltre un anno rispetto al 2019.

A livello di genere sono più penalizzati gli uomini (attese di vita a 79,7 con un calo di 1,4 anni) rispetto alle donne (attese di vita a 84,4 con un calo di 1 anno).

Sul fronte neonatale invece il confronto tra 2019 e 2020 è questo (valori in migliaia, nascite per mese):

Importante, infine, un dato che riguarda la composizione del nucleo famigliare italiano: assistiamo per la prima volta al “sorpasso” dei single (33,3%), rispetto alle coppie con figli (31,6%).

Potrei proseguire, ma queste informazioni servono solo spiegarti alcune considerazioni sul fronte della pianificazione e dei comportamenti finanziari individuali.
CONSEGUENZE FINANZIARIE

Che cosa ci ha insegnato questa esperienza e quali suggerimenti trarre?

Prima considerazione: il reddito da lavoro può diminuire drasticamente, fino ad azzerarsi per alcuni.

Con la crisi abbiamo assistito ad una forte varietà di contesti.

Ci sono stati i lavoratori dipendenti; per molti dei quali non solo non si è verificata alcuna riduzione di reddito, ma addirittura lo stock di risparmio è aumentato durante i periodi di chiusura forzata. Ci sono poi stati gli imprenditori ed altri lavoratori autonomi che più di altri, soprattutto in alcuni settori, hanno subito danni talvolta irrecuperabili.

Seconda considerazione: la trasformazione demografica, già imboccata in tempi precedenti alla pandemia, ha subito un’ulteriore accelerazione che metterà ancora più sotto pressione i conti pubblici. 

L’incremento di mortalità, seppur cinico, non è in grado di generare effetti significativi sull’invecchiamento della popolazione, che infatti continua ad aumentare: ad inizio 2021 l’età media sale da 45,7 a 46 anni.

Gli over 65 sono oggi il 23,5% della popolazione. E gli over 80 – i più esposti al rischio Covid– sono il 7,6% della popolazione totale.

Sono invece in diminuzione i più giovani, in particolare gli under 15 che oggi sono solamente il 12,8% del totale.

A questo punto la domanda è: è possibile, in questo scenario, aspettarsi uno Stato ancora molto presente come chioccia sul fronte delle prestazioni di assistenza (o welfare)?

A mio parere tra lo squilibrio intergenerazionale, acuito dalla pandemia, ed i problemi di equilibrio finanziario pubblico, in assenza di un contesto che torni ad essere velocemente favorevole sul fronte demografico ed economico (cosa poco probabile nel breve) è più saggio avere una precisa consapevolezza: devi costruirti il tuo bunker finanziario.

È questa la vera sfida che coinvolge ogni risparmiatore negli anni a venire.

Che si tratti infatti di una improvvisa e consistente caduta del reddito, piuttosto che di un più lento ma inesorabile dietro-front del supporto assistenziale pubblico, è questa la più importante missione da portare a termine nella “Nuova Normalità”.

Costruire il tuo bunker finanziario vuol dire tante cose.

Da un lato devi disporre di un serbatoio finanziario fatto di liquidità (o di strumenti prontamente liquidabiliper far fronte alle situazioni emergenziali che possono presentarsi.

(Su questo siamo fin troppo preparati… ma no, la liquidità sui conti correnti oggi è decisamente troppa e sproporzionata)

Dall’altro lato, il processo di pianificazione finanziaria della tua vita va ripensato: le coperture relative a premorienza, invalidità e infortuni rimangono sempre centrali, ma non bastano.

Bisogna ragionare su nuove coperture che il mercato inizia a offrire. Come quella legata alla perdita improvvisa di reddito (le cosiddette “business interruption insurance”).

Bisogna ripensare a come generare rendite alternative al reddito da lavoro (o da pensione): non esistono solo gli affitti, il mercato finanziario presente sempre più opportunità per programmare una efficace fase di decumulo (strumenti ad alto dividendo, rimborsi programmati, ecc.).

E poi c’è il tema della solidarietà famigliare, poco affrontato: quanto è costata la pandemia a quelle persone che si sono sentite in dovere di aiutare i propri cari, maggiormente colpiti dalla crisi?

Ora, tutti questi sono temi che si aggiungono alle tematiche tradizionali affrontate nel processo di pianificazione finanziaria… ma bisogna farsi trovare sempre pronti e arginare le conseguenze di eventi traumatici.

Perché se è vero che non possiamo sapere né immaginare come sarà la prossima crisi, possiamo almeno imparare da quella da cui stiamo uscendo.

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