La pianificazione è un’attitudine.

 

In media gli italiani risparmiano molto, ma ancora non sanno bene perché. 

 

Questo potrebbe essere un modo – un po’ brutale ma efficace – per riassumere l’attitudine italiana nei confronti della pianificazione finanziaria, fra pregi e difetti. 

 

Nei giorni scorsi, la Consob ha pubblicato una ricerca, intitolata “attitudine alla pianificazione finanziaria delle famiglie italiane”, in cui ha prima di tutto osservato la situazione generale italiana sul tema e poi indagato sui fattori che si correlano – in positivo e in negativo – alla tendenza a pianificare. 

 

Partiamo quindi dalla situazione generale riscontrata: molti italiani risparmiano (più del 70%), però poi quasi nessuno ha un piano: soltanto il 10% riporta di avere un piano finanziario e di rispettare sempre il proprio budget finanziario. 

 

L’incentivo principale a risparmiare è il cosiddetto risparmioprecauzionale”: l’italiano medio, quindi, risparmia perché “non si sa mai” (Brignano ci aveva visto lungo), e avere dei risparmi da parte lo fa sentire più sicuro per eventuali emergenze. 

 

Di per sé non è una cattiva attitudine: ho parlato e parlo spesso dell’importanza del risparmio, di come sia fondamentale avere un cassetto di emergenza, e di come risparmiare con regolarità sia il primo ottimo tassello di una matura gestione finanziaria

 

Il problema risiede in quanto detto sopra: tutto ciò, per quanto ottimo, è soltanto un punto di partenza.

 

Ma il 90% dei risparmiatori italiani, purtroppo, si ferma qui. 

 

Arriviamo insomma alla classica fotografia del risparmio italiano: elevato, perché la ricchezza non manca e come abbiamo visto la disposizione al risparmio è presente, ma infruttifero e poco organizzato. 

 

Ovviamente, chi mi segue e legge può spesso dimenticarsi di essere in un’oasi felice dove la pianificazione finanziaria è all’ordine del giorno, ma questi studi aiutano a riportarci alla realtà complessiva che è ben diversa da questa nicchia che cerco giornalmente di allargare. 

 

La ricerca, come detto, si è sviluppata cercando dei legami fra le attitudini dei risparmiatori e la loro tendenza a strutturare un piano finanziario. 

 

Alcune risposte non sono di certo delle sorprese, ma altre stimolano riflessioni decisamente interessante. 

 

Dunque, quali aspetti si legano alla capacità di pianificare, e in quale modo? 

  • La conoscenza finanziaria (anche quella “percepita”) 

Il legame con la conoscenza finanziaria in sé non sorprende particolarmente, ma è interessante che ci sia un legame anche con la conoscenza finanziaria percepita. 

Probabilmente con più fiducia nei propri mezzi si è maggiormente in grado di pianificare; quindi, è importante essere consapevoli e in grado di auto-valutarsi. 

Questo aspetto ci insegna una lezione importante: se spesso ammonisco riguardo i pericoli dell’overconfidence, ossia dell’eccesso di fiducia nei propri mezzi, in questo caso va evitato anche il problema contrario: l’underconfidence, ossia lo scarso riconoscimento delle proprie abilità, può infatti essere un ostacolo a pianificare in modo corretto. 

  • I fattori emotivi e comportamentali 

 

Anche qui, non vi dico nulla di nuovo ad una visione superficiale: l’impatto dell’ambito comportamentale e psicologico nella propria vita finanziaria è ormai un pilastro assodato, anche nelle ricerche accademiche, con conseguenze importanti sulle decisioni. 

È interessante, comunque, la rilevanza di quella che viene definita “financial anxiety(“ansia finanziaria”, potremmo dire), e i modi in cui viene declinata all’interno della ricerca. 

All’interno di questo termine, infatti, vengono racchiuse diverse attitudini: noia e disinteresse nel gestire la situazione finanziaria, senso di colpa, stress, incapacità (percepita), tendenza a non voler pensare alla propria situazione finanziaria. 

 

Fra i vari fattori che incidono negativamente, quello che spicca più di tutti è appunto l’avoidancy, ossia la tendenza deliberata a non volersi occupare dei temi finanziari. 

Purtroppo, è facile riscontrare che questo aspetto sia molto diffuso nella popolazione di risparmiatori. 

Chiunque abbia cercato di intavolare una discussione a tema finanziario con amici, parenti o colleghi sarà incappato almeno una volta (ma probabilmente di più!) in un’attitudine di riluttanza, disinteresse se non addirittura nella sensazione di aver toccato un argomento tabù e proibito, specie in famiglia. 

Questa tendenza oscurantista nei confronti delle questioni finanziarie, però, ha un riverbero molto negativo nelle proprie capacità di pianificazione e gestione

  • La capacità di mantenere abitudini finanziarie 

 

Questo è uno degli aspetti su cui gli italiani probabilmente avrebbero più potenziale, visto che come osservato spesso sono tendenzialmente un popolo di risparmiatori, e dal punto di vista delle abitudini finanziarie da mantenere sono mediamente molto più “disciplinati” di altri. 

 

Serve quindi un ulteriore sforzo per insegnare a dare una direzione a questo risparmio; io tendo ad essere ottimista a riguardo, altrimenti non mi impegnerei così nel mio lavoro di divulgazione quotidiana. Un aspetto curioso per concludere: c’è anche una particolare correlazione positiva inaspettata fra la tendenza a pianificare e il debito.

 

Lo studio avanza due ipotesi: l’essere indebitati può essere correlato ad una maggiore ricchezza complessiva – altrimenti i prestiti non verrebbero concessi in partenza – e quindi più attitudine a pianificare. 

 

Personalmente non sono granché convinto da questa ipotesi, ma attenderò nuovi riscontri documentati per farmi un’idea migliore. 

 

Oppure, la situazione di debito porta ad una maggiore necessità di pianificazione per essere in grado di sostenersi e ripagarlo, e questo già mi sembra più plausibile. 

 

In ogni caso, dover arrivare ad una situazione di debito per iniziare a preoccuparsi di una buona gestione finanziaria non mi sembra lo scenario ideale per un risparmiatore. 

 

Non sarebbe meglio riuscire a pianificare in tranquillità, in qualsiasi momento ed in ogni caso? Anziché aspettare l’urgenza.

 

Come detto in apertura, analizzare e leggere questo genere di ricerche è estremamente prezioso per capire davvero come funziona il mondo al di fuori della propria nicchia di interesse, e riportarsi ad un quadro più completo della realtà. 

 

La situazione è negativa – l’attuale scarsa attitudine alla pianificazione può essere un po’ desolante – ma non è drammatica: alcune buone basi sono già presenti e le direzioni che deve prendere chi vuole educare alla pianificazione finanziaria sono chiare; resta solo da metterle in pratica.

 

Alla prossima,

Francesco

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Francesco Arnone