Decidere con fermezza nei momenti caldi.

Probabilmente ti sarà capitato di dover prendere una decisione durante un periodo di grande pressione, proprio come questo che stiamo vivendo.

 

Come ti puoi immaginare, l’urgenza e la tensione alle stelle di solito non aiutano a fare scelte razionali.

 

Investire sui mercati finanziari (azionari od obbligazionari che siano) può portarti ad affrontare dei periodi piuttosto stressanti, in grado di logorare i nervi anche della persona più risoluta.

 

Periodi come marzo 2020 oppure questi primi mesi del 2022 sono capaci di far vacillare anche gli investitori più navigati (anche gli “esperti” sono umani e come tali suscettibili alle emozioni).

 

Allora, come può un investitore riuscire a mantenere la freddezza nei momenti di maggior pressione?

 

Ulisse (te ne parlai già in un altro articolo) ci dà un buon consiglio in merito: fare un contratto tra il nostro “io” passato e quello futuro.

 

Il saggio Ulisse durante le sue peripezie dimostra astuzia e buon senso da vendere, come nell’episodio che vede l’eroe omerico affrontare l’ammaliante canto delle sirene.

 

Ti ricordo in breve l’episodio.

Ulisse, sapendo di dover affrontare il loro irresistibile canto, pianifica una strategia.

 

Quella di tappare con la cera le orecchie della sua ciurma, in modo da renderli completamente immuni al canto delle sirene, mentre Ulisse si fa legare all’albero della nave per non venire attirato in mare (e poter comunque ascoltare la loro mitica voce).

 

Con questa strategia l’eroe poté proseguire il suo viaggio senza intoppi.

 

Cosa ci insegna Ulisse su come affrontare periodi turbolenti sui mercati?

 

No, niente che contempli il “legarsi le mani” per non cliccare sul tasto “vendi” ad ogni oscillazione negativa dei prezzi o il tapparsi le orecchie per non ascoltare il perturbante bombardamento mediatico (anche se male non farebbe).

 

Devi sapere che da questo particolare episodio dell’Odissea è nata l’espressione “i contratti di Ulisse”.

 

I contratti di Ulisse sono impegni che prendiamo a priori con noi stessi e con i quali decidiamo di obbligarci a rispettare una determinata strategia (o comportamento) perché sappiamo che il nostro “io futuro”, se si dovesse trovare in una situazione di pressione o stress, potrebbe perdere il controllo e agire in maniera irrazionale.

 

A primo impatto potrebbe sembrarti un pensiero contorto.

 

Però, è possibile che tu abbia inconsapevolmente già fatto uso di un “contratto di Ulisse”.

 

Uno degli esempi che più si utilizza per rendere l’idea è quello di quando decidi di andare ad un evento in taxi (invece che con la tua auto) perché nel caso finissi col bere troppi drink, guidare per tornare a casa potrebbe finire in un disastro.

 

Oppure, un esempio in ambito finanziario è quando decidi di aprire un conto separato da quello che usi per le tue spese e dedicato ai versamenti destinati al tuo Pac oppure ad un fondo di emergenza.

 

Magari di quel conto neanche chiedi il bancomat perché sai che potresti cadere nella tentazione di andare a piluccare alla prima occasione.

 

I contratti di Ulisse, ovvero fare in modo che il nostro “io passato” prenda un impegno per impedire al nostro “io futuro” di sviare dalla giusta rotta, sono molto utili in campo investimenti.

 

La ragione principale è che sono uno strumento importante per limitare gli effetti negativi del “divario di empatia” (empathy gap).

 

Il divario di empatia è in sostanza l’incapacità di prevedere il nostro comportamento futuro se sottoposti a condizioni di stress emotivo.

 

Ad esempio, sui mercati finanziari il divario di empatia ci impedisce di pensare a quanti pasticci potremmo combinare quando saremo impauriti da un ribasso di mercato.

 

Ricorda sempre che con mercati al rialzo e bassa volatilità è facile essere calmi, ma domani (o anche oggi) potrebbe non essere così.

 

Per questa ragione, essere consapevoli di come le nostre emozioni influiscono sul rendimento dei nostri investimenti è di per sé “metà dell’opera” per un risparmia(investi)tore.

 

Dai un’occhiata al grafico in basso che mostra il susseguirsi di emozioni che si alternano durante i cicli di mercato (e in cui probabilmente tutti gli investitori si riconoscono).

 

Da sinistra a destra, puoi vedere un mercato al rialzo che arriva al picco dell’euforia (quando diventa irrefrenabile l’impulso di comprare), poi un mercato che scivola al ribasso toccando il fondo della depressione (quando diventa irrefrenabile l’impulso di vendere).

Dal grafico puoi intuire come le nostre emozioni finiscono per essere “bastoni fra le ruote” che bloccano il rendimento dei nostri investimenti.

 

A questo proposito, una delle più celebri frasi del grande investitore Sir John Templeton è stata:

 

Il momento di massimo pessimismo è quello migliore per comprare e il momento di massimo ottimismo è quello migliore per vendere.”

 

Agire contro il nostro “istinto” però può essere molto difficile o quasi impossibile quando intorno a noi il “canto delle sirene” è pervasivo e ci facciamo travolgere dall’emotività.

 

Pensa che anche Templeton metteva in pratica i contratti di Ulisse.

 

In che modo?

 

Templeton aveva una “lista dei desideri” (wish list) in cui inseriva le azioni di società che apprezzava particolarmente ma avevano un prezzo a suo parere troppo alto.

 

Allo stesso tempo, teneva sempre aperti degli ordini di acquisto su questi titoli ai prezzi che lui riteneva convenienti, in modo che scattasse un acquisto automatico nel caso quei titoli fossero scesi.

 

Il celebre investitore sapeva che il giorno in cui quei titoli fossero scesi del 30% o del 40%, probabilmente gli sarebbe mancata la freddezza di comprare.

 

L’ordine eseguito in automatico era invece in grado di rimuovere la componente emotiva dalla sua decisione.

 

Sulle azioni un esempio di contratti di Ulisse è anche lo “stop loss” (un ordine automatico di vendita che si attiva quando una posizione va in perdita oltre un certo livello; uno stop loss del -5% significa che il titolo verrà venduto automaticamente se dovesse perdere il -5%).

 

E questo è l’approccio che utilizzo per ogni progetto di pianificazione che eseguo per i miei assistiti; perché sono consapevole che durante i momenti di turbolenza, se non seguo per primo una strategia ben definita in anticipo, risulterà molto difficile prendere e far prendere decisioni razionali.

 

Lo stop loss serve per evitare che l’investitore (o il trader per chi lo fa) decida di mantenere aperta una posizione (perché ha un attaccamento emotivo al titolo o perché spera che recuperi) che potrebbe portare a perdite significative.

 

Insomma, i contratti di Ulisse come ci aiutano a decidere con freddezza nei momenti caldi?

 

I “contratti di Ulisse” ci ricordano che è importante definire la nostra strategia di investimento quando siamo tranquilli e razionali (mentre il mercato è calmo) e pre-impegnarci a seguirla quando la situazione si complicherà.

 

Quindi i fattori importanti sono due:

 

1) definire a priori una strategia

2) mettere in campo la necessaria disciplina per seguirla a dispetto della situazione

 

La disciplina è di fondamentale importanza.

 

Ulisse poteva anche avere la migliore strategia al mondo, ma se anche unosolo dei suoi marinai si fosse tolto la cera per ascoltare il canto delle sirene, il loro viaggio quasi sicuramente sarebbe finito in tragedia.

 

Perciò, avere una strategia è importante ma non seguirla con disciplina equivale a non avere una strategia.

 

Pianificare una strategia non è sufficiente perché la parte difficile è avere la fiducia di seguire questa strategia quando le cose si mettono male.

 

Per fare questo può essere utile stipulare un “contratto” con noi stessi e con il nostro consulente.

 

Un contratto in cui il nostro “io futuro”, anche se si troverà in una situazione di stress e pressione, si impegnerà a rispettare le regole definite dal nostro “io passato”.

 

Alla prossima,

Francesco

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