Demografia e Cina.

Ti sei godut* un piccolo ponte?

O almeno hai potuto tirare un sospiro di sollievo per un giorno?

La Festa della Repubblica appena passata, mi ha fatto riflettere su quanto la vita di una persona venga condizionata dal Paese in cui nasce.

Amo sempre guardare il bicchiere tutto pieno (metà pieno di acqua e metà pieno di aria) e, tutto sommato, credo che non sia stato poi così male nascere in Italia.

Tanti problemi, ma anche tante cose positive.

E soprattutto una libertà di scelta relativamente ampia, rispetto a quella che esiste in molti altri Paesi (nemmeno troppo lontani da noi).

Però è vero che non serve a niente nascondere la testa sotto la sabbia.

Ci sono problemi “del Paese” che hanno impatti diretti e profondi sulla nostra vita e perciò influenzano le nostre scelte.

Uno di questi problemi è di sicuro quello relativo al sistema pensionistico.

Ti viene in mente un Paese che abbia un problema pensionistico più grave dell’Italia?

Anche se (erroneamente) ci sembra che l’Italia sia il centro del mondo, esistono molti altri Paesi che affrontano un problema similare (e nello specifico uno di cui ti parlo tra poco).

Come ben sai, nel nostro Paese è da tempo che si discute della sempre maggiore insostenibilità del sistema pensionistico (a causa di un allungamento della vita da una parte e un basso tasso di natalità dall’altra, che risultano in una crisi demografica).

Il rapporto tra forza lavoro e pensionati si sta dimostrando sempre più “tirato”, ricordandoci l’importanza di pensare ad un “piano B” per la nostra vecchiaia.

Eppure l’Italia non è l’unico Paese dove il deterioramento di queste condizioni sta portando qualche grattacapo.

C’è una nazione con oltre un miliardo di persone che nel giro di breve tempo si ritroverà con decine di milioni di pensionati e registra un tasso di natalità in costante declino.

Sto parlando della Cina.

Non è un caso allora se, proprio di recente, il governo cinese ha aperto la possibilità per le coppie sposate di avere fino a 3 figli (annunciando anche altre misure sotto forma di incentivi economici).

Forse penserai “E che sarà mai?”, ma ti ricordo che in Cina per tanti anni (35) vigeva il divieto di avere più di un figlio (anche se esistevano delle eccezioni alla regola), divieto che è poi stato ammorbidito a due figli nel 2016.

L’immagine in alto è presa da un articolo del Wall Street Journal del 2015, in occasione della revisione del controllo più che trentennale sulle nascite che portò il limite consentito di figli da uno a due.

L’inversione di rotta sul controllo delle nascite derivò soprattutto dal fatto che la popolazione femminile era in crescente minoranza rispetto a quella maschile (fenomeno che se prolungato avrebbe portato ad ulteriori problemi demografici).

I problemi demografici accomunano un po’ tutte le nazioni sviluppate del mondo, dove il numero di giovani tende ad essere superato dal crescente numero di persone anziane.

Per il Paese più popoloso al mondo il problema demografico si presenta ovviamente con numeri più grossi.

I risultati del censimento eseguito una volta ogni dieci anni sulla popolazione cinese ha mostrato dati demografici allarmanti per il sistema produttivo e pensionistico cinese.

Il censimento mostra come nel 2020 la popolazione cinese abbia raggiunto il numero record di 1,41 miliardi di persone, ma con una crescita annua media molto modesta nell’ultimo decennio (0,53%).

In dieci anni (dal 2010 al 2020), l’aumento della popolazione cinese è stato “solamente” di 72 milioni di persone.

Inoltre, l’istituto di statistica nazionale cinese ha anche osservato negli ultimi anni un trend di calo delle nascite (tra il 2019 e il 2020, le nascite sono diminuite del 18%), nonostante l’allargamento delle restrizioni sul numero di figli consentiti per ciascuna coppia.

Nel grafico che segue puoi vedere il numero di nuovi nati ogni mille abitanti.

E nel frattempo la popolazione anziana continua ad aumentare.

Tra il 2010 e il 2020, la popolazione di oltre 60 anni è passata dall’essere il 13,3% al 18,7% dell’intera popolazione.

Mentre le persone tra i 15 e i 59 anni, sono passati dal 70,1% nel 2010 al 63,3% nel 2020.

Insomma, anche in Cina la cosiddetta “popolazione in età da lavoro” è calata drasticamente e non viene sostenuta da molte nuove nascite.

Le stime elaborate dalle Nazioni Unite sui futuri dati demografici cinesi dipingono uno scenario abbastanza “decadente”, o per meglio dire in allineamento con paesi sviluppati e “anziani” come il Giappone e l’Italia (la linea nera rappresenta i dati cinesi ufficiali sul numero di persone in età da lavoro, mentre le linee verdi sono le stime elaborate dalle Nazioni Unite).

Però per la Cina una popolazione in rapido invecchiamento rappresenta una minaccia concreta al suo modello di crescita economica, che più di altri Paesi è incentrata sulle esportazioni di prodotti che richiedono una lavorazione intensiva.

La Cina non è chiamata “l’industria del mondo” per caso.

E nelle fabbriche per produrre servono persone “giovani”, non certo gli ultra sessantenni.

Nel primo grafico in basso puoi vedere l’andamento della popolazione in età da lavoro, mentre nel secondo grafico l’andamento del tasso annuale di partecipazione al lavoro.

Inoltre bisogna ricordare che in Cina diverse aziende sono di proprietà statale e il governo paga fior fior di quattrini per mantenerle in piedi, perciò le casse dello stato devono rimanere profonde.

E come sai bene quando la popolazione invecchia, lo stato è costretto a sostenere costi maggiori per pagare pensioni e un maggior sovraccarico del sistema sanitario.

Tra l’altro la Cina prevede una delle età più basse al mondo per andare in pensione (generalmente 60 anni per gli uomini e 50 per le donne), fattore che allunga la durata dello sforzo statale.

Non c’è dubbio che il governo cinese abbia deciso di allentare ulteriormente il controllo delle nascite per cercare di sistemare i conti domestici.

Però anche gli altri paesi del mondo guardano attentamente l’andamento demografico cinese.

Numero uno perché in un solo Paese è concentrato quasi il 20% della popolazione mondiale.

E numero due perché, a differenza dell’India (secondo paese al mondo per popolazione, a breve distanza dalla Cina), l’economia cinese è strettamente connessa con le più ricche economie occidentali (americane ed europee).

Tra l’altro l’andamento demografico ed economico cinese rappresentano una costante “minaccia” al mondo occidentale, in termini di una possibile maggiore inflazione esportata verso l’Occidente.

Perché?

Perché maggiore sarà la crescita della popolazione cinese maggiore sarà il loro consumo di materie prime.

Il problema sta nel fatto che molte materie prime a livello globale sono controllate proprio dalla Cina stessa.

E molte di queste sono indispensabili per il mondo (ad esempio le terre rare).

Quindi se molte di quelle materie prime serviranno per soddisfare il mercato interno cinese, ce ne sarà meno da esportare e quelle che si saranno costeranno di più.

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