Fatto è meglio di perfetto.

Ho una confessione da fare: sono un perfezionista.

 

Ci sono alcune volte in cui mi stupisco di far caso a tutto; da un box di testo leggermente disallineato rispetto al titolo di un report di analisi patrimoniale al quadro appeso in casa leggermente inclinato verso sinistra. 

 

Il mio cervello funziona così, in quasi ogni aspetto della mia vita. 

 

Non vedo il mio perfezionismo come una debolezza, anche se oggi la narrativa mainstream sul perfezionismo lo definisca come qualcosa da superare o da affrontare per riuscire a sbloccare tutto il proprio potenziale. 

 

Credo che in parte una certa tendenza al perfezionismo sia il motivo per cui oggi posso dire di avere una vita personale e professionale molto più che soddisfacente. 

 

Uno studio del 2017 ha evidenziato come esistano due tipi di perfezionisti: i perfezionisti adattivi e i perfezionisti non adattivi. 

 

Le persone che ricadono nella prima categoria traggono enorme soddisfazione nel raggiungere risultati tramite sforzi produttivi intensi e tutto sommato tollerano le piccole imperfezioni. 

 

Ma c’è un lato oscuro, terribilmente oscuro delle personalità perfezioniste.

 

Infatti, i perfezionisti non adattivi sono talmente ossessionati dalla ricerca della perfezione da ritrovarsi di fatto paralizzati in uno stato di costante autocritica e autosabotaggio. 

 

Il proprio perfezionismo diventa la scusa per procranistare a tempo indefinito tutta una serie di attività: “In fondo non vale la pena di dedicarmi a questo perché so già che non potrà venire perfetto”, è il pensiero che echeggia nella testa dei perfezionisti non adattivi. 

 

Il problema è che la ricerca della perfezione ci priva di fatto di tutta una serie di opportunità e ci impedisce di crescere professionalmente e anche come investitori.

 

Un paio di giorni fa mi sono imbattuto nella stramba storia di Richard Williams, un animatore e cartoonist divenuto celebre per aver dato vita a “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. 

 

Alcuni non sanno però che Williams detiene un record mondiale: il film d’animazione “Il ladro e il calzolaio”, quella che doveva essere la sua magnus opus, ha richiesto il più lungo tempo di produzione in assoluto, dal 1964 al 1993. 

 

Il ladro e il calzolaio” racconta la storia di una principessa mediorientale e di un povero calzolaio che si innamorano mentre cercano di recuperare una serie di sfere magiche. 

 

Suona familiare?

Ci sono voluti 29 anni per arrivare al prodotto finale. 

 

E quando è finalmente uscito, ha ottenuto dei risultati assolutamente mediocri dalla critica e al botteghino. 

 

Forse perché un anno prima, nel 1992 Disney aveva pubblicato un film molto simile: Aladin. 

 

Non solo il film della Disney aveva una trama, personaggi e ambientazioni pressoché identici a quelle del film di Williams, ma era stato animato con tecniche all’avanguardia da alcuni degli ex collaboratori dello stesso Williams.

 

Richard Williams era così ossesionato da ogni singolo dettaglio dell’animazione da lasciarsi precipitare in un loop infinito di perfezionismo che, in definitiva, gli ha impedito di far apprezzare appieno il suo talento al grande pubblico. 

 

Ora, giunto a questo punto, ti immagino mentre ti starai chiedendo: “Tutto molto bello, ma cosa c’entra con gli investimenti questa storia?”. 

 

Immagina per un attimo che Richard Williams, invece che un animatore di cartoni animati, fosse un investitore ossessionato dalla ricerca della strategia di investimento perfetta e dalla creazione del piano finanziario perfetto. 

 

Testa, ritesta e backtesta un’infinità di strategie di investimento

 

Prende in considerazione un numero infinito di variabili. 

 

Perennemente fuori dai mercati finanziari, per poi tirare fuori dopo quasi 30 anni una strategia di investimento tutto sommato mediocre. 

 

Ma immaginiamo pure che abbia individuato un’ottima strategia di investimento. 

 

Il tempo richiesto per svilupparla si porterebbe dietro un immenso fardello in termini di costo – opportunità. 

 

Un qualunque altro investitore americano se avesse investito 1000$ nel 1964 sullo S&P500, nel 1993 si sarebbe ritrovato con in tasca oltre 19.000$, ottenendo un rendimento complessivo pari al 1.800%. 

 

Difficile sperare di far meglio, anche se dalla tua hai un’ottima strategia di investimento, non foss’altro perché il nostro tempo come umani prima che come investitori, è piuttosto limitato. 

 

Ho fatto questo esempio perché molti investitori si trovano proprio in una situazione simile a quella di Williams. 

 

Sono dei perfezionisti e vorrebbero aver delineato ogni minimo dettaglio prima di poter mettere in pratica il loro piano d’investimento perché l’alternativa di iniziare ad investire dopo aver strutturato un processo di massima è inconcepibile. 

 

Ma come mi devo regolare con gli investimenti pregressi? come li integro con la nuova pianificazione? Finchè non è tutto incasellato alla perfezione non posso iniziare seriamente ad investire!”

 

Ma dovrò mettere 321€ sul PAC oppure 351€? Utilizzando lo schema che mi hai mandato tu non riesco ad acquistare sufficienti quote, forse è meglio che aspetti di avere più risparmio da parte…” 

 

Non ho intenzione di investire un euro finché non capisco il meccanismo di creation e redemption dei fondi/ETF!”. 

 

Tutte domande lecite e sacrosante per carità, ma estremamente specifiche e per certi versi semi – irrilevanti per la buona riuscita della tua vita finanziaria. 

 

Arrivati a un certo grado di consapevolezza finanziaria, good is good enough. 

 

Se riconosci una vena di perfezionismo nella tua personalità, questo articolo è il mio modo di tenderti la mano e dirti: “Ti capisco, ma accetta le imperfezioni nella tua pianificazione finanziaria”. 

 

La magia sta proprio nell’essere un processo che va aggiustato, ricalibrato e riorganizzato man mano che passa il tempo. 

 

Perciò non essere troppo dur@ con te stess@ se la tua situazione non è perfettamente in ordine al centesimo prima di diventare operativ@ sui mercati. 

 

Dopotutto, fatto è meglio di perfetto, perché la perfezione non è mai fatta.

 

Alla prossima,

Francesco

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Francesco Arnone