Guardare con occhi diversi.

Da un po’ di anni ci siamo dimenticati dell’inflazione come problema, solo perché è diminuita e non è stata ai livelli degli anni ’80-‘90. Ma ora sembrerebbe stia tornando alla ribalta.

Nelle mail precedenti vi ho raccontato una storia in 7 puntate che ci ho tenuto a fare ad inizio anno proprio perché bisogna partire con il piede giusto.

Il piede giusto è prendere consapevolezza, della tua situazione e del contesto nel quale ti trovi, con uno sguardo al passato per imparare ed uno al futuro per migliorare.

Il rischio che si corre oggi è che il mix di politiche monetarie e fiscali ultra-espansive possa produrre un’impennata di inflazione.

E la maggioranza degli italiani, famosi conservatori di enormi quantità di denaro nei conti correnti, continueranno a lasciare che il proprio capitale venga eroso silenziosamente dagli effetti dell’inflazione.

Andiamo per gradi.

La paura è che l’arrivo di un’inflazione alta convinca le Banche Centrali a ridurre gli stimoli. Che sarebbe un po’ come il vicino di casa che, con uno spillo, scoppia il pallone e rovina la festa a tutti.

Il pallone, in questo caso, è più di uno, e rappresenta le tante bolle dei mercati finanziari che le stesse politiche monetarie hanno contribuito a gonfiare.

Il mercato troppo spesso sottovaluta i rischi inflazionistici, ma la storia ci insegna che il rischio inflazionistico è più elevato quando le previsioni di scarsa inflazione prevalgono.

E tale visione, al momento, è ben radicata.

Possiamo trovare i primi riscontri di un surriscaldamento nei dati globali.

Secondo il documento mensile dell’ABI, l’associazione bancaria italiana:

  • India: l’inflazione, a dicembre 2020 ha segnato una variazione pari al +4,6%
  • Brasile: l’inflazione al consumo, a dicembre 2020, ha segnato una variazioni pari al +5,5%
  • Russia: l’inflazione ha registrato una variazione annuale pari al +5,2%

Anche in Usa (e lievemente in Europa) il dato è in salita.

La paura del mercato è dunque che quando la pandemia sarà finita metterà la Fed (la banca centrale americana) di fronte a una scelta difficile:

  • lasciar salire l’inflazione, per tutelare la ripresa economica
  • sacrificare la ripresa, per evitare spirali inflazionistiche
Un bel grattacapo per i banchieri centrali, che certamente sono preparati. C’è da dire che tutte le possibili soluzioni portano a qualcosa di poco positivo.

È un po’ come quando, negli scacchi, l’alfiere si piazza in una casella dove può mangiare la torre o la regina e tu hai la possibilità di salvare solo un pezzo.

Un pezzo importante in meno e la probabilità di perdere la partita è alta.

Non tutti, comunque, sono dell’idea che l’inflazione tornerà, la loro obiezione è che se non è successo nulla dopo tanti anni di politiche monetarie ultra-espansive, perché dovrebbe accadere ora?

Uno dei motivi che controbattono la domanda è che, per la prima volta, sono ultra-espansive sia la politica monetaria sia quella fiscale.

Prima della pandemia era soprattutto la politica monetaria ad essere ultra-espansiva. In Europa (lo sappiamo benissimo con la famosa Austerity) la politica fiscale non è minimamente equiparabile a quella monetaria; mentre per gli USA è stata migliore.

In USA, la FED, nella riunione di gennaio 2021, ha confermato la propria politica monetaria.

I tassi sono quindi rimasti invariati tra lo 0 e lo 0,25%. Inoltre, la FED continuerà ad aumentare gli acquisti di titoli di Stato ad un ritmo di almeno 80 miliardi di dollari al mese.

Dal lato di politica del governo: l’amministrazione Biden sta per varare un nuovo piano di stimoli fiscali da 1.900 miliardi di dollari, che sommato a quello da 900 miliardi approvato a dicembre si traduce in una manovra pari a circa il 15% del Pil americano.

E se Biden riuscisse a mantenere fede anche alla promessa di aumentare il salario minimo da 7,5 a 15 dollari, le pressioni inflazionistiche aumenterebbero.

Veniamo a noi, tiro un po’ le conclusioni e farò poi vari approfondimenti, meno tecnici, nelle prossime lettere.

Non bisogna mai prendere le proprie decisioni di investimento basandoci unicamente su quello che è successo in passato.

Nel documentario autobiografico, prodotto da HBO, Buffett racconta di aver appeso nel corridoio del suo ufficio un giornale del 1929, sul crollo dei mercati.

L’intento è quello di ricordare che in qualsiasi momento può succedere di tutto.

(Io ad esempio ho uno screen, fatto a marzo del 2020 in piena pandemia, con le % negative a due cifre del mio portafoglio. L’ho salvata sul mio pc e non la cancellerò mai).

Le persone tendono a credere che le cose andranno sempre per il meglio quando le cose vanno già bene, mentre quando le cose vanno male tendono a pensare che non se ne uscirà più.

Nel mondo degli affari, lo specchietto retrovisore è sempre più chiaro del parabrezza. Ci spiega Buffett.

E questo concetto ce lo descrive bene anche la teoria del tacchino induttivista.

Immaginiamo che esista almeno un tacchino nel mondo con la capacità di ragionare. Il tacchino basa la sua visione del mondo sulla logica induttivista, immagina cioè il futuro sulla base dell’esperienza del passato. Nel suo allevamento il tacchino nota che tutte le mattine, alle 7:00, il fattore gli porta da mangiare. Ma dato che è un tacchino esperto di statistica, sa di non poter saltare alle conclusioni sulla base di poche osservazioni. Il tempo passa, tutte le mattine alle 7:00 il rito si ripete, qualcuno gli porta del cibo. Le osservazioni ormai sono sufficienti per rinforzare la sua fiducia e la sicurezza sul fatto che verrà sfamato ogni giorno alle 7 in punto.

Finché arriva il Giorno del Ringraziamento e, ahilui, è il tacchino a trasformarsi in cibo e la sua legge non funziona più.

Pensare che il passato contenga tutte le informazioni utili per il futuro vuol dire aumentare il rischio di fare la fine del tacchino induttivista.

Un giorno gli investitori potrebbero dunque trovarsi ad affrontare uno scenario nuovo: la ritirata della politica monetaria ultra-espansiva, per esempio, con una fiammata dell’inflazione.

È bene non farci trovare impreparati e sapere quali effetti ci possono essere.

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