Perché è necessario che ti occupi della tua Situazione Finanziaria? pt.5

continuiamo il nostro viaggio; ti ho analizzato e spiegato il report CONSOB, oggi inseriamo un altro tassello, un nuovo capitolo, per capire per quale motivo DEVI occuparti della tua situazione finanziaria. E lo facciamo studiando cosa facevano prima gli italiani, i retaggi e le sovrastrutture che, più o meno inconsapevolmente, ci portiamo come bagaglio.

Fino a qualche anno fa non esisteva ancora la possibilità di investire online con un click comodamente da casa, ne tantomeno un luogo dove ottenere informazioni sulla finanza personale e sulle varie opportunità di investimento presenti al mondo.

Eppure quelli erano gli anni del Boom economico… dove finivano quei soldi?

Il denaro degli italiani è andato a finire in massa principalmente all’interno di tre grandi contenitori, che sono:

  • Titoli di Stato italiani
  • Immobili
  • Conti bancari e libretti postali

Ancora oggi, per l’italiano, l’idea di risparmio non è andata oltre queste tre possibilità.

In Italia, durante quegli anni, il massimo dell’investimento possibile era rinnovare un BOT anno dopo anno, comprare qualche terreno per costruire l’ennesimo immobile, oppure acquistare un certificato bancario.

1. TITOLI DI STATO

Gli italiani, in ambito finanziario, vengono anche chiamati “BOT people”, per la loro passione e predilezione storica per i BOT, i titoli di Stato a brevissima scadenza.

In questo strumento finanziario, convivevano alcune caratteristiche che rappresentano il sogno di qualunque risparmiatore prudente:

  • la garanzia pubblica, che significava sicurezza e assenza di rischio
  • la semplicità, che significava prevedibilità e assenza di sorprese
  • la breve durata, che significava non prendere impegni di lungo termine ma vedere anno dopo anno i frutti del proprio risparmio.

Sicuramente il rendimento ti questi Titoli era molto più alto di quello odierno. Ma c’è un grosso però.

Un conto è il rendimento nominale, un altro è il rendimento reale.

A cambiare le sorti del rendimento è l’inflazione.

Supponi di comprare un’obbligazione che ti offre un rendimento nominale del 15%.

Compri 100.000 € di questa obbligazione, che ogni anno ti rende il 15%.
Dopo 12 mesi, incasserai quindi sul tuo conto corrente 15.000 €.

Cosa succede quindi?

  • Rendimento nominale: 15%
  • Inflazione: 20%
  • Rendimento REALE: -5%

Questo è ciò che è successo in realtà per una gran parte degli anni d’oro dei titoli di Stato.
Un ottimo guadagno su carta, ma una perdita reale in tasca.

Quindi, la realtà è questa:

  • i Titoli di Stato erano sicuri, in quegli anni
  • i Titoli di Stato erano semplici
  • i Titoli di Stato erano veloci nel rimborso

Ma non erano redditizi, almeno come sembrava.

2. IMMOBILI

L’investimento immobiliare, se portato avanti con criterio, raziocinio e all’interno di una strategia complessa di pianificazione finanziaria (come dico e faccio sempre) può avere senso.

Ciò che è sbagliato è la credenza che investire in immobili sia sempre il miglior investimento.

Almeno ti rimane qualcosa” e poi sei sbilanciato per l’80% su un immobile a Ovindoli di cui non sai cosa farne.

Faccio sempre questo esempio quando devo spiegare qualcosa sugli immobili:

8 anni fa ho conosciuto una signora, che da allora è assistita da me, che rassicurava di avere 7-8 immobili sparsi qui e li per Roma.

Dopo un po’ di chiacchiere mi raccontava di come fosse stata stupida e mal calcolata la sua idea di investire così.

Alla fine del discorso, come molto spesso accade, si rimproverava che non riusciva (alcuni) ne ad affittarli ne a venderli e che ormai era costretta a pagare l’IMU e tutti i costi per mantenerli.

L’investitore immobiliare italiano aveva fede cieca nel mattone semplicemente perché gli immobili si rivalutavano sempre”.

Ma come abbiamo visto prima per i titoli di Stato, anche in questo caso occorre fare i calcoli con l’inflazione.

Immagina di aver comprato un immobile nel 1970 per 20 milioni di Lire.
Nel 1980 poteva essere rivenduto a 80 milioni di Lire.

60 milioni di guadagno in 10 anni, per un 300% di guadagno.

Questo 300% di guadagno nominale è stato eroso sino ad annullarsi dall’inflazione media di quel decennio, che è stata superiore al 13% (con diversi anni sopra il 17% e qualche anno sopra il 20%).

Va bene anche questo tipo di investimento, come detto basta avere una logica dietro.

Non va bene quando un risparmiatore possiede 4 o 5 immobili, per un controvalore di 1.000.000 di euro, ma poi non ha almeno 2.000.000 di euro tra liquidità e investimenti finanziari.

Il suo patrimonio è totalmente sbilanciato a favore dell’immobiliare.

L’arte dell’investitore di successo è quella di saper bilanciare correttamente il suo patrimonio complessivo tra le varie opportunità.

E, soprattutto, in base a cosa gli occorre davvero per raggiungere i propri obiettivi di investimento.

3. LASCIARE I SOLDI SUL CONTO 

Fino a qualche anno fa ogni studente di economia che voleva fare carriera desiderava ardentemente lavorare in qualche banca. Perché era vista come l’Istituzione.

Un luogo sicuro in cui lasciare e/o investire il proprio denaro.

La banca, ma anche la Posta, offrivano degli strumenti finanziari che facevano concorrenza ai BOT e agli altri titoli di Stato. Conti remunerati, certificati di deposito, obbligazioni bancarie, libretti postali, buoni postali.

Non ci facevi i soldi, ma comunque eri tranquillo.

– Un semplice deposito bancario, un conto corrente, rendeva tra l’11% e il 7% nel periodo tra il 1989 e il 1996.
– Un certificato di deposito rendeva l’8% nel 1995, mentre un’obbligazione bancaria rendeva in media l’11% nello stesso anno.

Non occorreva essere the Wolf of Wall Street per riuscire ad ottenere dei rendimenti interessanti.

Anzi, non occorreva proprio essere nessuno, era sufficiente depositare i soldi in banca, o stipulare qualche prodotto sicuro e a breve termine, per ottenere un rendimento discreto.

C’è sempre da ricordare un altro aspetto.
Negli anni di inflazione italiana galoppante (e svalutazione della Lira), i libretti postali rendevano tra il 6% e l’8% lordo.

Chi metteva 50 milioni sul libretto dopo 1 anno tirava fuori 53-54 milioni.

Quello che ai più sfuggiva è che con quei 54 milioni che tirava fuori dopo 12 mesi si poteva comprare meno cose che con i 50 milioni iniziali.
Questo è il macabro funzionamento dell’inflazione.

Oggi comunque questa realtà è completamente diversa, con un deposito libero su conto corrente (o un libretto postale) che rende lo 0,01% quando non è negativo.

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