perché sei “uno su un milione” quando investi.

Se stai leggendo questo articolo, sei tra i pochi in Italia ad aver capito che il benessere economico si costruisce attraverso il circolo virtuoso “guadagna, risparmia e investi”.

Perché́ tra i pochi?

Perché́ la maggior parte delle persone cerca solo di trovare delle “scorciatoie” per arricchirsi e colmare quel gap che esiste tra il loro reddito effettivo e quello desiderato.

Eredità, trading automatico, lotteria e qualsiasi altra scorciatoia possa venire in mente non sono certo mezzi affidabili per risolvere la disuguaglianza che esiste oggi in Italia tra reddito e patrimonio.

Situazione aggravata dal fatto che in pochi seguono il processo che ti ho citato prima, quello del “guadagna, risparmia e investi”.

Cosa intendo con disuguaglianza tra patrimonio e reddito?

Che il livello del reddito (ovvero le buste paga per i dipendenti o gli utili dichiarati per imprenditori e professionisti) è fortemente sbilanciato rispetto al livello di patrimonio (insieme dei beni mobili, immobili e finanziari di proprietà̀, quindi: case, liquidità, strumenti finanziarie e così via).

In Italia si guadagna poco, pochissimo.

Il reddito mediano annuale (ovvero il reddito depurato dai valori anomali rappresentati da chi guadagna tantissimo e chi guadagna pochissimo) è inferiore ai 20 mila euro a persona.

Il problema dei redditi bassi in Italia è una tendenza che si trascina da parecchio tempo.

Basta confrontare la crescita del reddito medio pro capite in Italia con quello di altri Paesi europei.

In Italia sul lato reddito stiamo rimanendo spaventosamente indietro.

I motivi principali sono l’invecchiamento della popolazione, la scarsa produttività̀ ed una situazione economica stagnante, la tassazione sul lavoro e sugli utili aziendali alle stelle… tutti fattori che portano ad un reddito medio che ristagna da ormai 10-15 anni (mentre il costo della vita aumenta).

Questa situazione di redditi bassi o comunque stagnanti sta facendo vacillare il mito degli italiani come “popolo di grandi risparmiatori“.

Il mito aveva un senso oltre 20 anni fa, quando nel 1995 (secondo i dati Ocse) l’Italia era al primo posto fra i paesi Ocse per tasso di risparmio, con il 16% del reddito totale annuale disponibile risparmiato (per intenderci, si guadagnava 1000 e si risparmiava 160).

Però, già nel 2008 il tasso di risparmio era sceso all’8% e gradualmente si è ridotto, arrivando nel 2018 al 2,5%, percentuale tra le più basse dei paesi Ocse (in Usa e in Germania questo tasso era rispettivamente intorno all’8% e all’11%, mentre la media dell’area euro era il 6%).

È normale che con redditi stagnanti, anche i risparmi degli italiani ne escano malconci.

Molti italiani però si sentono in una botte di ferro grazie al “cuscinetto” di liquidità sul conto corrente.

È vero che oggi in Italia la liquidità sui conti correnti ha raggiunto la cifra record di 1800 miliardi di euro (tra imprese e famiglie).

Ma in Italia un conto ha una giacenza media poco inferiore ai 20 mila euro.

Una cifra che di sicuro non può sostenere lo stile di vita di una famiglia (o anche di una persona sola) nel medio-lungo periodo.

E se anche tale cifra fosse cinque o sei volte tanto, prendi oggi, prendi domani e in men che non si dica il “tesoretto” di liquidità finisce.

La liquidità sui conti è solo una delle parti che compongono il più̀ vasto insieme del patrimonio.

Il grafico in basso a destra (presente in un recente report della Consob) mostra la composizione percentuale della componente “finanziaria” del patrimonio delle famiglie italiane.

Infatti, tolti altri tipi di beni come le case (che per la cronaca pesano per il 60% sul patrimonio degli italiani), i restanti asset sono di tipo finanziario (quindi liquidità, obbligazioni, fondi e così via).

Come puoi notare, gli italiani investono poco (tenendo molta liquidità sui conti) e per la maggior parte investono in strumenti in media poco efficienti.

E sempre con il 60% del resto del patrimonio bloccato in una o più̀ case.

Quindi, gli italiani non solo vedono i redditi ristagnare e il risparmio rallentare, ma anche la “rendita finanziaria” langue (in comparazione con gli altri Paesi).

Dopotutto, è il mercato azionario ad essere di gran lunga il più̀ profittevole, ma rappresenta solo una “minoranza” nel patrimonio generale di una famiglia italiana.

Però, senza investire, costruire un capitale in grado di dare la giusta solidità̀ e serenità̀ finanziaria diventa molto arduo.

Ora avrai chiaro perché́ all’inizio ti dicevo che sei tra i pochi ad aver capito come costruire il tuo benessere economico.

Guadagna” perché́ senza o con poco reddito, non puoi risparmiare. “Risparmia” perché́ senza o con pochi risparmi, non puoi investire. “Investi” perché́ senza o con inefficienti investimenti, non puoi ambire a ottenere una rendita.

In sintesi, il patrimonio e il reddito sono due cose diverse.

Ma entrambe contribuiscono a creare il tuo livello di soddisfazione e sicurezza finanziaria.

Livello che non potrà̀ far altro che crescere, man mano che alimenti il noto circolo virtuoso.

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