Pitture rupestri e mercati finanziari.

Recentemente ho ripescato informazioni e notizie di storia antica. 

 

Della storia che va dal momento noto come la rivoluzione cognitiva della nostra specie Homo Sapiens (80.000/70.000 anni fa) all’invenzione della scrittura (4000/5000 anni fa). 

 

Rimango sempre affascinato quando guardo le forme d’arte preistoriche come le pitture rupestri o i grandi siti archeologici (probabilmente all’epoca esistevano molte altre forme di espressione artistica, ma queste sono quelle pervenute fino ai giorni nostri). 

 

Al contrario rimango di sasso quando leggo qualche grande storico/archeologo autoincensato lanciarsi in formidabili e creative spiegazioni su cosa dovrebbero rappresentare quelle immagini. 

 

Questa che vedi a seguire è una fotografia di una delle reliquie del mondo degli antichi Sapiens più emozionanti in assoluto: la Cueva de las Manos in Argentina, risalente a circa 12.000 – 9000 anni fa.

Di queste pitture sono state offerte le spiegazioni più disparate: alcuni sostengono che simboleggi un rito di passaggio dall’età infantile all’età adulta. 

 

Altri storici sostengono invece che sia una rappresentazione di alcuni rituali sciamanici che prevedevano l’amputazione delle dita (alcune mani, infatti, non hanno cinque dita). 

 

Altri studiosi hanno inoltre tentato di razionalizzare le figure associando le lettere dell’alfabeto al modo in cui sono disposte le mani per cercare di dedurre una sorta di codice comunicativo rudimentale. 

 

La verità è che noi sappiamo molto poco della vita sociale, culturale e spirituale dei nostri antenati paleolitici. 

 

Ogni tentativo di descrivere le particolarità di questi aspetti della vita quotidiana degli antichi è una speculazione, poiché non esiste alcuna prova a cui appellarci e le testimonianze di cui siamo in possesso – una manciata di pitture rupestri e alcuni manufatti – possono essere interpretati in una miriade di modi diversi.

 

Un po’ quello che succede anche sui mercati finanziari, stavolta invece guardando al futuro. 

 

Abbiamo una manciata di dati macroeconomici, parecchi dati relativi ai bilanci degli enti statali, i bilanci delle grandi aziende quotate in Borsa e un sacco di gente studiosa che cerca di dare una spiegazione sensata e razionale a questi dati. 

 

Eppure, al pari dello studioso sbigottito davanti alla pittura rupestre mentre si chiede: “che cosa sto guardando esattamente? Quale sarà il suo significato?”, gli analisti finanziari si spaccano la testa cercando di dare un senso all’ultima trimestrale, alle ultime notizie e comunicati sull’inflazione nazionale e/o globale o al rialzo dei tassi di interesse delle banche Centrali. 

 

Ognuno a modo suo, con il suo personale carico di nozioni, preconcetti e credenze, ma con l’obiettivo comune di offrire la corretta interpretazione/ previsione ai propri datori di lavoro e investitori. 

 

Non che non siano interessanti le previsioni di mercato, per carità, ma non per lo scopo per cui sono confezionate. 

 

Come dice il buon Buffett: “Le previsioni possono rivelarti molte cose su chi le fa, ma non possono dirti nulla del futuro”.

Come in un test di Rorschach, dalle previsioni e speculazioni sul futuro possiamo apprendere molto sui preconcetti e credenze di un analista di quanto non si possa apprendere dai dati o dalla previsione stessa. 

 

Perciò, anche in un momento di profonda incertezza sui mercati come quello che stiamo vivendo, il mio invito è quello di non farsi tentare da futili previsioni finanziarie e utilizzarle per filtrare accuratamente chi merita la tua attenzione e chi no.

 

Alla prossima,

Francesco

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Francesco Arnone